La recente vicenda di Corleone dove una madre ha ucciso la figlia autistica e poi si è tolta la vita (caso non raro) mi ha spinto a riflettere su quanto la scuola abbia il potere di evitare questi stati di abbandono sociale che portano poi alla tragedia. Infatti, la Scuola può farsi già carico di una persona con disabilità grave (Art.3 Comma 3, per esempio autismo grave, disabilità intellettiva grave) mettendo da parte la volontà di insegnare la matematica o l’inglese e concentrandosi su un’unica domanda: cosa ne sarà di lui da grande?
Per affrontare questo argomento è importante valorizzare la dimensione del “Progetto Individuale” dello studente con disabilità, piuttosto che sui criteri minimi per avere la sufficienza (l’avrà comunque!) Il Progetto Invidividuale della Scuola infatti si raccoderà, poi, nel più ampio Progetto di Vita. Vediamoli entrambi,
Cos’è il Progetto Individuale
All’interno del PEI (il Piano Educativo Individualizzato, un documento che descrive gli interventi didattici, educativi e riabilitativi per gli studenti con disabilità, garantendo la loro inclusione scolastica) si legge al punto 3: “Raccordo con il Progetto Individuale di cui all’art. 14 della Legge 328/2000″.
Sbagliando, si tende a trascurare questo punto, dedicando maggior energia a “compilare” i campi relativi all’inclusione scolastica, ma il Progetto Individuale è importantissimo perché assicurerebbe che la didattica, l’orientamento e l’assistenza siano coerenti con le aspirazioni future (lavoro, autonomia abitativa) e garantirebbe la continuità della presa in carico socio-sanitaria dopo la scuola, evitando interruzioni e facilitando la transizione verso l’età adulta e l’autodeterminazione
Cos’è il Progetto di Vita
Il progetto per la Vita Indipendente viene fatto per ogni persona con disabilità. È un pilastro fondamentale del Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociali (2021-2023) e rientra tra i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS) prioritari, in linea con i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
Il Progetto di Vita, che si raccorda al Progetto Individuale (Art. 14, L. 328/2000), è un fondamentale piano di welfare inclusivo che mira a sostenere le persone adulte con disabilità nel raggiungimento del massimo livello di autonomia, consentendo loro di scegliere dove e con chi vivere, in linea con i principi di autodeterminazione.
Nonostante l’importanza strategica, il sistema sconta numerose criticità, tra cui la scarsa coordinazione tra scuola, servizi sociali e ASL, minando la continuità della presa in carico e la piena esigibilità dei diritti. Ma come risolvere la mancanza di coordinazione fra la Scuola e i Servizi Sociali? Basterebbe integrare il Progetto Individuale e il Progetto di Vita.
Raccordo del Progetto di Vita con il Progetto Individuale (PEI)
Raccordare il Progetto Individuale con il più ampio Progetto di Vita (PdV) della persona con disabilità non solo è auspicabile, ma dovrebbe essere l’obiettivo centrale della recente normativa e della filosofia di intervento in Italia, soprattutto con disabilità grave.
Questo collegamento è fondamentale per garantire che gli anni della scuola non siano un periodo isolato, ma una fase propedeutica e integrante di un percorso di vita orientato all’autonomia, all’inclusione sociale e all’autodeterminazione, come previsto dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
La sinergia tra PEI/PI e PdV garantisce la continuità assistenziale e progettuale.
La parte del “Progetto Individuale” nel nuovo modello di PEI (introdotto dal D.I. 182/2020) è specificamente pensata per facilitare il passaggio tra i cicli scolastici e, crucialmente, la transizione verso l’età adulta.
Senza questo raccordo, al termine del percorso scolastico c’è il rischio che la persona con disabilità si trovi in un “vuoto” di servizi, perdendo la rete di supporto creata dalla scuola. Il PdV, in quanto progetto per la vita intera, previene questa interruzione, assicurando una transizione fluida verso percorsi di formazione professionale, inserimento lavorativo (collocamento mirato) e soluzioni abitative (come la Vita Indipendente).
Gli obiettivi formativi del PEI vengono tarati sulla base delle aspirazioni di vita a lungo termine del PdV (es. se l’obiettivo di vita è abitare in autonomia, il PEI deve focalizzarsi sullo sviluppo di specifiche competenze domestiche e sociali).
Integrare il Progetto di Vita con il Progetto Individuale impone il coinvolgimento precoce dei servizi sociali e socio-sanitari, garantendo la presenza di figure che seguiranno la persona ben oltre la scuola.
Devono essere sempre coinvolti i Servizi Sociali del Comune di residenza (o Ambito Territoriale Sociale – ATS), in collaborazione con l’ASL (Azienda Sanitaria Locale) ed i Professori che seguono l’alunno a scuola. L’Assistente Sociale (professionista di riferimento per il PdV) dev’essere il gestore del caso (case manager) e il punto di riferimento stabile. Iniziando il raccordo fin dalla scuola, si garantisce che questa figura, o l’équipe di riferimento, conosca lo studente in profondità e da tempo.
Il raccordo precoce a scuola deve permettere di avviare l’educazione all’autonomia e alla scelta in un contesto protetto.
Bisogna porre maggior attenzione a quest’integrazione affinché la persona con disabilità, soprattutto quando si parla di casi gravi, non rimanga abbandonata a sé stessa e venga quindi disgraziatamente relegata in un’anonima RSA.