Porno Facile e Silenzio Educativo

Negli ultimi tempi si è tornati a discutere dell’accesso limitato ai siti pornografici e, parallelamente, dell’importanza dell’educazione affettiva nelle scuole. Ho la sensazione che questi argomenti vengano affrontati ciclicamente, ma, come spesso accade, si tratti di “tanto rumore per nulla”.

Emerge una notevole confusione, probabilmente perché temi di questo tipo sembrano difficili da trattare serenamente, senza incorrere in pregiudizi e tabù. La conclusione ricorrente è che affetti e sessualità debbano essere responsabilità esclusiva della famiglia. Ma non tutte le famiglie affrontano questi temi; anzi, cercare di farlo è un’eccezione piuttosto che una regola.

In tutto questo, se una volta avere accesso a contenuti porno era raro e difficile, oggi per gli adolescenti arrivare al porno sul web è piuttosto semplice ed anche un’offerta fuorviante della sessualità, spesso identificando la donna come una specie di oggetto. In più, purtroppo, spesso questi siti forniscono, proprio perché non c’è un’alternativa, una specie di distorta educazione sessuale per i ragazzi, che non possono usufruirne altrove in modo completo, né a scuola, né a casa, visto che i genitori spesso si inibiscono difronte ad argomenti di quel tipo.

È legittimo e naturale ritenere che la scuola debba prendersi cura dell’educazione dei ragazzi, compresa quella riguardante la vita affettiva. Tuttavia, la teoria del gender e il linguaggio woke, sebbene originati da ideali giusti, hanno generato una percezione errata di una scuola “invasa” da temi legati a identità di genere e orientamenti sessuali.

Chiunque abbia un figlio, soprattutto un figlio maschio, adolescente o preadolescente, sa che per loro fruire dei siti porno non è un’operazione complicata. In teoria quei contenuti dovrebbero essere proibiti ai minori, ma è difficile rendersi conto che la realtà è del tutto diversa. E si sa che in quel momento della vita la pulsione sessuale è particolarmente invadente, quindi nulla può fermare l’ormone che preme e che si fa beffe di qualsiasi blocco.

L’88% dei maschi vanno sui siti porno. 9 ragazzi su 10 dai 14 ai 19 anni (8% delle ragazze). Praticamente tutti. Praticamente tutti precocemente. Un tema quindi abbastanza scottante. Scottante perché si è tutti demandato l’educazione sessuale a internet, creando idee distorte sulla stereotipia di genere, largamente diffusa. Visitare spesso i siti porno deteriora inoltre l’autostima, visto che ci si confronta nel porno con modelli ideali irraggiungibili (come l’iper mascolinità e l’oggettivazione della donna).

In nome della libertà stiamo procedendo a un suicidio dal punto di vista della formazione sentimentale dei giovani. Difatti l’aspetto sentimentale è totalmente assente nella pornografia.

È dunque fondamentale promuovere attivamente l’educazione affettiva nei giovani, affinché la scuola possa giocare un ruolo cruciale nel colmare il divario educativo lasciato da un ambiente online tossico, inadeguato e fuorviante.

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