Il gruppo di lavoro “Psicologia sociale e welfare” del CNOP si recentemente è occupato del tema della professione psicologica nei servizi sociali. Il gruppo ha elaborato un documento che è stato inviato dall’ex presidente Lazzari al Ministero delle Politiche Sociali e Welfare e a tutti gli assessorati regionali, inclusa l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), con la quale aveva stipulato un protocollo di intesa. In questo documento si è tenuto conto del decreto ministeriale 2025 in tema di interventi sociali, dove si vanno a definire le funzioni delle figure professionali operanti negli Ambiti Territoriali Sociali (ATS) tra le quali, appunto, lo psicologo.
Il tema è piuttosto complesso ed è stato affrontato negli ultimi anni dal CNOP, attraverso diverse indagini e monitoraggi
C’è da sottolineare che, nel contesto dell’evoluzione dei servizi sociali integrati, come gli ambiti di zona e quelli comunali, sono emersi nuovi bisogni da parte di famiglie e operatori, legati a tematiche psicologiche non coperte dai servizi sanitari. Da qui è nata la necessità di una figura di psicologo attiva nei servizi psicosociali e scolastici degli enti locali, capace di analizzare criticità e individuare strategie utili per ambiti come la famiglia, le donne in difficoltà, i minori, gli anziani, l’area della disabilità e altri settori sociali.
All’interno dei servizi sociali, lo psicologo svolgerà un ruolo cruciale, centrale e imprescindibile, specialmente nel contesto di interventi integrati e multidisciplinari, così come previsti dalla legge 328 del 2000.
La nostra professione metterà a disposizione competenze psicologiche per contribuire alla lettura e comprensione del disagio sociale, al fine di rispondere al meglio alle diverse forme di disagio. Inoltre, lavorerà a stretto contatto con altri operatori, che sono il fulcro del servizio sociale, come assistenti sociali, educatori e altre figure professionali. Lo psicologo parteciperà attivamente alla costruzione di percorsi di supporto e inclusione, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone e promuovere il benessere dell’intera comunità.
Per quanto riguarda il profilo giuridico e professionale degli psicologi sociali, ovvero di coloro che lavorano nei servizi sociali, in questi anni è stato delineato all’interno del contratto collettivo nazionale degli enti locali, nell’area dei funzionari ad elevata qualificazione.
Per quanto riguarda le principali normative che regolano e definiscono il ruolo della psicologia all’interno dei servizi sociali, il punto di partenza è rappresentato dalla legge 56 del 1989, che costituisce il fondamento dell’ordinamento della professione psicologica in Italia, stabilendo ambiti di competenza, requisiti professionali e responsabilità dello psicologo.
È inoltre importante menzionare l’ultimo Piano Sociale Nazionale 2024-2026, che definisce a grandi linee le funzioni dei vari professionisti dei servizi sociali. Entrambi rappresentano strumenti operativi fondamentali.
Da segnalare, come si legge nel Piano Nazionale Interventi e Servizi Sociali 2024-2026, che lo psicologo svolge azioni di consulenza nelle fasi di presa in carico dei bisogni, con particolare attenzione agli aspetti psicologici non sanitari (a carico delle ASL).
Questi provvedimenti non solo definiscono i criteri dell’organizzazione e del finanziamento dei servizi sociali, ma riconoscono esplicitamente il valore della componente psicologica nei percorsi di supporto, prevenzione e diffusione.
Per quanto riguarda il ruolo dello psicologo negli enti locali, lo psicologo collaborerà con un team multidisciplinare (“capitanato” dall’assistente sociale) per affrontare il disagio sociale e promuovere il benessere della comunità.
Segue un approccio multiprofessionale, intervenendo rapidamente nei disagi psicosociali, scolastici, lavorativi e relazionali. Gli obiettivi prioritari comprendono il miglioramento della salute e il benessere dell’individuo e della comunità, con particolare attenzione allo sviluppo dell’età evolutiva e dei minori.
Si può affermare che gli psicologi operano da sempre in ambiti di integrazione e inclusione, sia in contesti scolastici che relazionali e comunitari, collaborando sempre con altre figure professionali. I target di utenza dei Servizi Sociali sono diversi e variegati: minori e famiglie, immigrati, minoranze, anziani, disabili, donne e uomini vittime di discriminazioni e violenze. In questi contesti, gli psicologi utilizzano le loro competenze, impiegando strumenti della psicologia di comunità, della salute e della clinica, sempre nell’ottica di un approccio multidisciplinare e di lavoro di equipe, seguendo un modello biopsicosociale, che considera l’essere umano nella sua globalità (ICF, 2009)
Nel lavoro con minori e famiglie, si evidenzia un focus preventivo e di sostegno, volto a gestire situazioni di allontanamento e a promuovere le competenze genitoriali, ad esempio attraverso il parent training. Nell’area dei disabili non autosufficienti, si offre sostegno al caregiver e si propongono soluzioni abitative innovative, come il cohousing, oltre all’inserimento nel mondo del lavoro, che rappresenta un elemento cruciale per l’autonomia e l’inclusione sociale.
Inoltre, si intercettano situazioni complesse legate a percorsi giudiziari o di marginalità. Gli interventi proposti comprendono l’orientamento al lavoro, che mette in evidenza una visione sistemica e mirata all’inserimento sociale.
Riguardo a vittime e maltrattanti, si considerano entrambi i poli della violenza attraverso i centri antiviolenza (CAV) e i centri per gli autori di maltrattamenti (CAM). L’approccio include la valutazione delle risorse e l’orientamento al lavoro, sottolineando la centralità dell’inserimento e della responsabilizzazione.
Per quanto riguarda la tutela dei minori e delle famiglie, si tratta di definire con chiarezza le funzioni dello psicologo rispetto a questo particolare target, attraverso interventi specifici: interventi di prevenzione, analisi della domanda, riabilitazione psicosociale della persona, della famiglia e della rete sociale, affidamento minorile, adozione, mediazione familiare e sostegno alla genitorialità.
Le attività che richiedono un approccio multidisciplinare e una stretta collaborazione con i servizi consultoriali (come i centri di salute mentale, i centri per le dipendenze e i servizi di riabilitazione) si intersecano frequentemente con richieste di natura forense provenienti dall’autorità giudiziaria, le quali presentano finalità e obiettivi specifici. La complessità di integrare i sistemi sociosanitari e giudiziali rappresenta una sfida significativa, con ripercussioni dirette sui minori e sulle famiglie coinvolte. È fondamentale garantire interventi professionali chiari e competenti.
Il Consiglio Nazionale degli Ordini Psicologi (CNOP) si è impegnato ad approfondire questa criticità, resa ancora più evidente dall’introduzione dell’articolo 473 bis della legge Cartabia (nei processi che includono i minori, dove è obbligatorio ad es. il “Piano Genitoriale” e l’ascolto del minore), nonché dall’importante arruolamento di funzionari psicologi con incarichi triennali che andranno ad operare negli ambiti territoriali e sociali previsti nel decreto 268.
A tal proposito, ricordo il DPCM 14/2001 che cita “atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni sociosanitarie”. Questo rappresenta una base utile per la realizzazione dell’integrazione tra prestazioni sociali e sanitarie, in cui sono definite le prestazioni sanitarie a rilevanza sociale e le prestazioni sociali a rilevanza sanitaria, da cui può partire ogni ulteriore approfondimento.
Sul tema, torno agli interventi specifici della professione psicologica. Vi è l’analisi del fabbisogno, con la valutazione dei bisogni psicosociali e sociosanitari della popolazione, e interventi di progettazione e sviluppo di servizi, nonché interventi psicosociali e sociosanitari. Questi includono il coordinamento di servizi multidisciplinari, l’esecuzione di progetti e ricerche in ambito psicosociale, e la misurazione dell’impatto degli interventi.
Gli interventi psicologici nei servizi sociali comprendono tre importanti aree: la prevenzione, il benessere e gli interventi formativi. Si tratta sempre di interventi integrati a carattere sociosanitario. È fondamentale riconoscere che queste aree sono in perfetta sintonia con l’ordinamento della professione di psicologo.
In conclusione: finalmente lo psicologo viene riconosciuto nella sua professionalità in tutte quelle competenze che gli appartengono ma che non riguardano strettamente la psicoterapia.