Gli interventi terapeutici, applicati e sistematicamente sottoposti a critica, appaiono spesso come un processo di apprendimento per tentativi ed errori. Gli errori non sono altro che una componente essenziale del lavoro di uno psicologo. Infatti, dato che ogni apprendimento superiore all’apprendimento zero procede per tentativi ed errori, questi risultano indispensabili per riportare, attraverso la retroazione, delle informazioni via via più importanti.
Pensiamo a una situazione sperimentale di apprendimento relativamente semplice come quella di un ratto immerso in un labirinto. Per arrivare al luogo dove si trova la vaschetta di cibo, il ratto inizierà una serie di movimenti di esplorazione, dove incontrerà molti ostacoli, vicoli ciechi, passaggi, eccetera. Dai tentativi ed errori, il ratto proverà una serie di informazioni tali da indurlo a operare una progressiva revisione delle sue scelte entro il “set” di alternative. Idealmente, il ratto arriverà tanto più presto alla meta quanto più terrà conto dell’informazione che gli proviene dall’errore. Arriverà tanto più tardi, o non arriverà affatto, quanto meno terrà conto dell’informazione che gli proviene dall’errore.
In questo senso, quindi, l’errore non è propriamente errore. Il vero errore, così come lo intendiamo comunemente, si configura soltanto allorché non si prende atto dell’informazione ottenuta e si persiste nello stesso comportamento. La persistenza dell’errore annulla, perciò, la possibilità di apprendimento.
Se applichiamo questo esempio, sia pure assai grossolano, alla situazione terapeutica, vediamo che anche i terapeuti, immersi nel labirinto del vissuto o della famiglia del cliente, ben raramente riescono a provocare e captare di primo acchito un numero di retroazioni sufficienti a svelare un punto nodale, il quale coincide con il punto di massima resistenza del sistema al cambiamento.
Il “punto nodale” (p) è quel punto dove converge il massimo coefficiente di funzioni essenziali al mantenimento proprio di un dato sistema (es. familiare o psicologico). Mutando p si ha il massimo cambiamento del sistema con un minimo dispendio energetico. In psicoterapia, arrivare a p può procedere solo per tentativi ed errori1.
1M. Selvini Palazzoli, “Gli interventi terapeutici come apprendimento per tentativo ed errore” (p. 43-45) in “Paradosso e Controparadosso”, Cortina, 1975.