La gestione del tempo appare come una preoccupazione comune. Se non ci preoccupiamo del tempo, infatti, se ci lasciamo sfuggire il problema, il problema del tempo tornerà inevitabilmente a galla.
Quando non prestiamo attenzione al tempo, gli impegni possono sopraffarci; mentre se ci angosciamo troppo riguardo al tempo, la preoccupazione del tempo finisce per occuparci la mente in modo eccessivo.
Ma se il problema non fossimo noi stessi, se le nostre preoccupazioni sul tempo fossero influenzate dall’ambiente in cui viviamo, come possiamo affrontare e risolvere questa questione?
Il termine comunemente utilizzato in questi contesti è “gestione”. Gestire il tempo significa organizzare la giornata per ritagliarci degli spazi per noi stessi, per riflettere, fare giardinaggio, leggere o fare una passeggiata. Vi prego di non considerare il tempo passato nei social come “gestione”, ma come “perdita”.
Gestire il tempo implica un tentativo: dobbiamo “scomporre” la giornata in diverse fasi – momento del lavoro, del viaggio, della famiglia e del riposo.
Una volta svolta questa operazione, ci renderemo conto che le preoccupazioni riguardo al tempo non svaniranno. Anzi, avere del tempo per noi stessi (quel tempo che è davvero prezioso) ci può far sentire ancora più smarriti, facendoci rimpiangere quei momenti in cui eravamo impegnati in attività che, sebbene non ci piacessero, in un certo senso ci appartenevano.
Di conseguenza, il problema del tempo si configura come un problema di appartenenza. Se dedichiamo il nostro tempo a situazioni che ci impediscono di riflettere su come impiegarlo, ci renderemo conto che non ci preoccupiamo eccessivamente.
D’altra parte, se decidiamo di regalarci del tempo, allontanandoci quasi in modo utopistico dall’idea di un “altro” tempo, in cui esistiamo solo per compiere doveri, entriamo in uno stato mentale in cui possiamo riflettere su come utilizzare il tempo che abbiamo a disposizione.
Si tratta di responsabilità, non solo di piacere.
Il piacere arriva dopo, quando abbiamo accolto pienamente l’idea che abbiamo responsabilità di appartenenza anche verso noi stessi, oltre a quelle verso gli altri o la città in cui viviamo. Così, il piacere del tempo diventa un’esperienza personale, esclusivamente nostra. Vivere momenti di pace e armonia con noi stessi può rivelarsi talmente gratificante che parlarne con gli altri potrebbe sminuirne il ricordo. In questo modo, scopriamo il dono più bello che la vita può offrirci: la solitudine.