La figura del counselor si sovrappone a quella dello psicologo, il quale può includere il counseling tra le sue molteplici aree di intervento.
Vediamo in dettaglio:
Si definisce counseling è una relazione di sostegno professionale con l’obiettivo di gestire il disagio esistenziale, emotivo e interpersonale (fonte: Wikipedia). L’attività di counseling si può considerare una forma di consulenza psicologica breve — nota anche come consulenza focale o sostegno psicologico.
La professione di psicologo, come definito qui, comprende l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi e le attività di abilitazione, riabilitazione e sostegno. Queste attività sono rivolte a individui, gruppi, organismi sociali e comunità, e comprendono anche la sperimentazione, la ricerca e la didattica.
Ma allora qual è il grado di autonomia della disciplina del counseling? In che modo il counseling si distingue, anche sotto il profilo epistemologico, dal sostegno psicologico, attività dello psicologo?
Mi domando questo poiché, dal 1989, questa attività è stata specificatamente attribuita ai professionisti psicologi iscritti all’Albo, i quali devono possedere una formazione adeguata (approfondisci).

Secondo quanto si legge nel sito dell’Ordine degli Psicologi, il counseling è riconosciuto come una tecnica tipica della professione psicologica e non può diventare una disciplina autonoma. Esercitare il counseling senza essere iscritti all’Ordine degli Psicologi costituisce, per l’Ordine, un abuso della professione.
L’attività di counseling può quindi essere esercitata solo da psicologi iscritti all’Albo, altrimenti si configura come un esercizio abusivo della professione. Al contrario, fornire sostegno psicologico (o counseling) da parte di uno psicologo regolarmente iscritto all’Albo rappresenta un esercizio legittimo delle sue competenze professionali (fonte).