I femminicidi sono eventi tragici che si verificano troppo spesso, rischiando di ridursi a semplici statistiche. Un esempio è l’omicidio di Ilaria Sula, 22 anni, uccisa dal fidanzato, pochi giorni prima di quello di Sara Campanella, accoltellata da un collega universitario. La questione penale ha un’importanza limitata, essendo essenzialmente un problema culturale.
Il problema è radicato nel controllo ossessivo dei maschi, molto comune, manifestato attraverso messaggi insistenti e la necessità di sapere dove si trova l’altra persona, in particolare al termine di una relazione. Questo comportamento, storicamente, prima del suffragio universale, era molto comune: gli uomini dominavano le donne, un tema evidente nel film “C’è ancora domani”.
Il cambiamento sociale, che richiede il riconoscimento delle donne come pari, può generare confusione e sovraccarico nei maschi, spesso non pronti ad affrontare tale evoluzione. È essenziale comprendere che il cambiamento culturale richiede tempo, come un ecosistema che si adatta a nuove condizioni. Le donne conoscono bene la resilienza al rifiuto, mentre molti uomini non sono educati a gestirlo. Questo porta alcuni a reazioni aggressive, come omicidi, suicidi e violenze.
È un errore ritenere che “mio figlio non lo farebbe mai” basandosi su una fiducia acritica; è necessario un percorso educativo che correli le difficoltà relazionali, che coinvolga famiglia e scuole. L’educazione affettiva è vitale e non possiamo darla per scontata. I ragazzi non si educano da soli, senza un intervento consapevole. In caso contrario, come ammoniva Escalus nel finale di “Romeo e Giulietta”: “Siete tutti colpevoli! Siete tutti colpevoli!”