Che sbagliare sia mancanza di strumenti e non semplicemente “errare é umano”? Cosa succederebbe se nelle relazioni sbagliassimo quanto a coniugare un verbo?
Il pensiero critico nelle relazioni richiede una riflessione profonda. Tale riflessione dovrebbe permetterci di analizzare le esperienze e migliorare nel tempo. Inoltre, la capacità di adattarsi a nuove situazioni lavorative e sentimentali è fondamentale, così come è cruciale la risoluzione dei conflitti. Imparare a gestire tali difficoltà è altrettanto importante quanto sviluppare un pensiero critico per affrontare questioni logiche, mediche o manuali.
Ma l’abilità sociale, come quella linguistica o matematica, ci è davvero stata insegnata? Siamo capaci di gestire situazioni relazionali complesse? Riflettiamo insieme: quante volte siamo riusciti a risolvere costruttivamente l’ambizione, la frustrazione o l’insofferenza?
Eppure, quando parliamo, difficilmente commettiamo errori con i verbi o i sostantivi. Se abbiamo una vaga conoscenza della matematica, sappiamo bene come risolvere un’equazione una volta imparata.
Ma in ambito relazionale, come possiamo imparare, e, soprattutto per gli insegnanti, come si può insegnare il pensiero critico e costruttivo, un aspetto di sopravvivenza vera e propria per la specie umana – si può vivere soli?
Voglio essere sincero: “mi ci sento dentro con tutte e due le gambe”. Trovo spesso difficile gestire le relazioni e, sebbene non esista sempre una risposta universale come in italiano o in matematica, penso che se qualcuno mi avesse fatto riflettere profondamente su questi temi da giovane, oggi avrei a disposizione più strumenti e risorse.
Forse non è sempre vero che “errare é umano.” Forse è solo una scusa dei nostri maestri per aver fallito ad insegnarci a vivere.