La personalità evitante è caratterizzata dalla paura di essere giudicati e rifiutati, che porta le persone a evitare, pur desiderando, le situazioni sociali comuni.
Questo perché si sentono spesso incompresi, inadeguati e vulnerabili e la loro autoefficacia (Bandura, 1997) è generalmente bassa. Di conseguenza, pur desiderando connessioni e intimità, l’ansia (incomprensione, inadeguatezza, vulnerabilità) li porta ad erigere fragili barriere ed a tenere apparenti distanze.
Nelle interazioni intime, però, queste persone sono capaci di dimostrare la loro vera forza, dando il meglio di sé. Una volta superata la loro paura di essere respinti, inadeguati o “non abbastanza”, gli evitanti sono quelli che più si dedicano, di più e con più dedizione e passione, alle persone care ed al partner.
Situazioni di accettazione possono quindi contribuire a una loro maggiore sicurezza emotiva, aiutando gli evitanti a confrontarsi gradualmente con le loro paure e a costruire legami autentici e significativi. Nelle relazioni intime sono dei veri campioni.
Se paragonate a personalità ossessive o dipendenti, le personalità evitanti mostrano una maggiore somiglianza con le prime, nel senso che entrambe possono cercare di controllare le proprie emozioni e situazioni, sebbene per motivi diversi.
Al contrario delle personalità dipendenti, non accetterebbero mai situazioni sfavorevoli pur di non sentirsi sole.
Talvolta il peso dell’ansia e della difficoltà ad affidarsi per un evitante può diventare insostenibile e spesso gli evitanti soffrono di disturbi d’ansia (es. generalizzata, sociale). Possono essere instabili (es. soffrire di disturbi alimentari), ma nelle relazioni sono molto stabili ed affidabili.
Con il giusto ambiente affettivo, è possibile che queste persone trovino la forza per superare il loro stato di isolamento e abbracciare una vita relazionale molto appagante, sebbene difficilmente riusciranno a superare completamente le loro insicurezze per provare un pieno senso di autoefficacia nella vita lavorativa.