Il termine “inclusione” rappresenta un concetto ampio che riguarda l’accoglienza e la partecipazione attiva di tutte le persone, senza distinzione di differenze, all’interno di un gruppo, di una comunità o di un contesto sociale. Nessuno dovrebbe essere escluso e nessuno dovrebbe sentirsi messo da parte.
Tuttavia, cosa accade quando una persona o un gruppo rifiuta di far parte pienamente della comunità, critica le sue pratiche o ritiene che i propri principi siano superiori, arrivando persino ad attaccare coloro che cercano di favorire la sua partecipazione? Sembra che oggi la risposta sia di perseguire l’inclusione a prescindere dalle circostanze. Ma questa posizione è profondamente errata.
La comunità che si impegna per l’inclusione non può essere la parte debole del processo. Se i membri di questa comunità si avvertono svantaggiati dall’inclusione, il processo stesso verrà rifiutato.
Chi desidera promuovere l’inclusione sarà allora il primo escluso.
L’inclusione può avvenire solo a determinate condizioni:
1. Riconoscimento dello stato di bisogno: chi desidera essere accolto deve riconoscere e manifestare apertamente alla comunità o gruppo accogliente la propria condizione di bisogno di appartenenza.
2. Abbandono di principi: chi desidera essere accolto deve rinunciare ai principi in conflitto con quelli del gruppo accogliente.
3. Adesione al gruppo: chi aspira ad essere accolto deve adottare pienamente le regole, la lingua e le abitudini (est modus in rebus) del gruppo di cui vuole far parte.
4. Disequità: chi vuole essere accolto, ma non adotta i punti 2 e 3, non può che tornare al proprio gruppo di provenienza e ai suoi principi.
5. Assenza di discriminazione: il gruppo accogliente non deve in alcun modo perpetuare alcun tipo di discriminazione.
Non intendo negare l’importanza dell’inclusione quale valore fondamentale per la coesione sociale. Immagino una società in cui ogni persona sia accolta e rispettata, ma ciò richiede anche un impegno da parte di chi è accolto e il favore di chi accoglie. La vera inclusione non è il punto di partenza, ma il momento di arrivo di un pensiero, paradossalmente discriminante, che deve essere tanto discusso, quanto pienamente adottato da entrambe le parti.