Leggete con attenzione questa riflessione, del LIBRO VII di Marco Aurelio “Colloqui con sé stesso”:
Si teme il mutamento? Ma che cosa può avvenire senza mutamento? Che cos’è più caro e appropriato alla natura universale? Tu stesso potresti fare il bagno, se la legna non si trasformasse? Potresti nutrirti, se i cibi non si trasformassero? Cos’altro di utile si potrebbe compiere senza il mutamento? Non vedi dunque come anche il tuo stesso mutare sia ugualmente necessario alla natura universale?
L’aforisma esprime una profonda saggezza riguardo all’inevitabilità e alla bellezza del cambiamento. Ogni aspetto della vita ne è caratterizzato, nulla potrebbe esistere o prosperare senza di esso. Le trasformazioni sono parte integrante della natura universale. Sono ciò che possiamo considerare come immanente alla nostra esistenza, come il cibo e l’acqua.
Trovo utile il pensiero di Marco Aurelio per chi sta cercando guarigione o sollievo dai problemi e dalle preoccupazioni. Il cambiamento è infatti amico ed alleato della guarigione e promuove sempre il sollievo. Se ci mette del tempo, forse è perché anche noi ci opponiamo e resistiamo. È allora una sconfitta “mettere i remi in barca” e lasciarci trasportare dalla corrente?
Credo bisogna accettare il cambiamento: comprendere che è naturale e può aiutare le persone a riconoscere che anche le emozioni possono evolvere. Accettare i cicli di alti e bassi emotivi può ridurre la resistenza al dolore e alla sofferenza, facilitando un percorso vivo e mutevole.
Dobbiamo trovare la prospettiva positiva del cambiamento. Spesso visto con timore, Marco Aurelio invita a considerarlo anche come un’opportunità. Chi affronta difficoltà può iniziare a vedere le sfide come occasioni per crescere, imparare, adattarsi ed uscire da schemi vecchi e disadattivi.
Riconoscere che anche le esperienze negative sono transitorie (impermanenza del dolore) può dare conforto. Se tutto cambia, anche le esperienze dolorose possono essere viste come temporanee. Dobbiamo avere una visione più ottimistica del futuro.
Siamo naturalmente soggetti a continue trasformazioni, e accettare questa realtà può favorire un maggior senso di auto-compassione, permettendo di affrontare le proprie e le altrui vulnerabilità in modo più gentile e compassionevole.
Voglio invitare tutti a riflettere sull’importanza e sulla necessità del cambiamento per uscire dai problemi e dalle preoccupazioni. Come dice Einstein: “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se noi siamo i primi a non voler cambiare”.