I sintomi del disturbo psicotico vengono quasi sempre notati dalla famiglia, che si rende conto che qualcosa non va e intercetta il problema. Perciò per la famiglia è necessario superare lo stigma e avere il coraggio di chiedere aiuto prima che non si possa piú aspettare e il problema superi la soglia del gestibile.
Bisogna innanzitutto precisare che la psicosi può essere maniacale, dove si aggredisce, si scappa, non si smette di parlare; oppure depressiva, dove il silenzio diventa un tormento ed un’ossessione.
Chi soffre di disturbo psicotico “dice delle cose un po’ strane”. Non sono i soliti discorsi che faceva prima. Conversa strano e agitato e non si seguono i suoi discorsi.
Agli esordi della malattia le persone sono spesso distaccate dalla realtà o il contatto con la realtà non è fluido: la persona non riesce piú ad orientarsi bene nello spazio, nel tempo e nelle relazioni.
Si hanno comportamenti di isolamento; spesso i ragazzi agli esordi del disturbo psicotico si chiudono nel guscio della propria mente, come se creassero una barriera verso il mondo esterno.
Ci possono essere dei contenuti deliranti; contenuti discutibili come l’essere controllati o perseguitati. Comportamenti strani che non riusciamo a spiegare con la continuità di quanto era stato detto o è accaduto precedentemente.
Il linguaggio nello spiegarsi è disorganizzato non solo nel contenuto, ma anche nelle modalità: si passa di palo in frasca in modo bizzarro ed incomprensibile.
Molto spesso il disturbo inizia con la perdita d’interesse verso il mondo esterno compresa la scuola; l’esordio può essere perció simile, ma non uguale, alla depressione.
Bisogna ricordare che non tutti gli esordi sono eclatanti. A volte succede tutto d’improvviso, ma a volte si inizia piano, come l’essere sempre piú aggressivi o agitati. Ci possono essere delle situazioni dove si inizia a percepire una tendenza alla chiusura che potrebbe essere erroneamente collegata ad una semplice forme di timidezza.
Chi soffre di disturbo psicotico, non solo non sa di essere malato, ma soprattutto non si sente malato. Se per esempio è necessario il ricovero in una struttura, chi viene ricoverato non capisce perché gli si sta facendo questo. Essendo presi dai sintomi della malattia: i deliri, le voci, il silenzio, queste persone sono quasi sempre incapaci di metacognizione.
La malattia si può curare: distacco dai pensieri intrusivi, dalle voci, maggior presenza nella quotidianità. Però per una ripresa piena, quando ciò accade, ci vogliono anche dei mesi. I tempi sono diversi per i familiari che per i medici tale che a volte è drammatico per i familiari non vedere subito miglioramenti, ma non scoraggiatevi.
Il percorso riabilitativo è necessario ma allora il tempo diventa nostro alleato. Con l’aiuto di uno psicologo, in sinergia con medici e psichiatri, si puó imparare a condurre e rispettare i tempi necessari, le ansie e le paure che insorgono quando si ricominciano i primi passi, a capire che la fretta non serve, a fare i passi giusti. Cauto ottimismo. Avendoci lavorato per anni posso dirvi che queste persone sono in grado di darci tanto.