Ebbinghaus e la curva dell’oblio

Nel 1885 Ebbinghaus somministrando sillabe senza senso, misurò il legame tra materiale da memorizzare, tempo di apprendimento e l’inevitabile decorso dell’oblio

Tali sillabe (DAG, BOK, IAT..) venivano fatte apparire una per volta nella fessura di un particolare dispositivo detto mnemometro e in seguito, durante la seconda rappresentazione delle stesse, veniva richiesto all’individuo sottoposto al test di anticipare uno per uno gli elementi in successione. Gli errori compiuti dal soggetto permettevano di tracciare una curva in grado di indicare la capacitá di memorizzazione, il grado di apprendimento e il decorso dell’oblio (Galimberti, U., Dizionario di Psicologia, Utet, 1994). La prima scoperta significativa fu perciò la curva dell’oblio. 

La curva dell’oblio descrive la perdita delle informazioni apprese, se non vengono praticate, nel corso del tempo. Dopo nove ore si é perso il 60% delle informazioni e dopo ventiquattr’ore i due terzi se n’é andato (fonte). La curva declina sempre piú lentamente fino ad appiattirsi completamente (nessun ricordo) dopo sette giorni.

Quando, peró, il soggetto fa un tentativo di ricordare la serie, il ricordo migliora se vi è un terzo tentativo, migliora ancora nel quarto, nel quinto.. Ebbinghaus descrisse percó la curva dell’apprendimento, dove dimostró l’efficacia dei tentativi nel ricordare le sillabe. Piú si tenta di ricordare la serie, meglio si ricorda al successivo tentativo (fonte) fino alla memorizzazione completa. 

Questi esperimenti dimostrano perció l’efficacia nel ripetere le informazioni per ricordarle e l’inesorabile oblio se non vengono praticate. Praticando e praticando, dopo un tempo sufficientemente lungo, non sará piú necessario ripetere: le informazioni rimarranno immagazzinate. 

Si può dire che nel corso delle sue ricerche, Ebbinghaus arrivò ad alcune conclusioni che sono state sostanzialmente confermate dalle ricerche successive, tra queste ricordiamo:

  1. l’effetto del superapprendimento: aumentando il numero di ripetizioni la memorizzazione cresce fino ad una certa soglia;
  2. la curva dell’oblio: la memoria dei dati appresi in una determinata sessione diminuisce con il passare delle ore e dei giorni. L’oblio è più marcato nelle prime ore e meno dopo un certo numero di ore. Le tracce, passato il primo indebolimento, diventano più tenaci;
  3. l’apprendimento massivo e distributivo: distribuire il carico di apprendimento su più sessioni rende la memorizzazione più facile che tentare di apprendere tutto in una sola volta. Per ricordare meglio, bisogna suddividere l’apprendimento in più sedute distanziate;
  4. l’effetto seriale: la posizione delle sillabe è importante ai fini della memorizzazione. Le prime e le ultime sillabe di una lista, si ricordano più facilmente di quelle di mezzo (fonte).

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